castello angioino

Il regale copricapo della dea che tocca l'orizzonte consegna l'eco cristallina delle sue vicende al cielo.

Nella memoria del tempo l'ombra dell'imponente Castello medievale di Muro Lucano proietta linee e profili sulla roccia secoli prima della sua costruzione. È un disegno senza tempo, immagine anticipatoria che nell'XI secolo diventa chiara nei progetti di edificazione dei Normanni, giunti sulle colline murane durante la campagna di conquista dell'Italia meridionale.

Quello che era stato un piccolo forte di epoca longobarda sarà dimora a partire dal 1269 sarà parte dei beni della Corona.

Le vicende legate al bellissimo castello non furono sempre bagnate dalla luce che oggi attraversa le pietre e brilla, regale, a guardia di Muro Lucano.

Il castello e la torre furono parte del destino crudele della Regina Giovanna I d'Angiò che venne soffocata nel 1382 per ordine di Carlo di Durazzo.

Nella storia e nella leggenda il castello si adombrò finché nel 1483 il Re di Napoli Ferrante d’Aragona ne fece una contea del suo regno.

Dalla bellissima Napoli il conte napoletano Mazzeo Ferrillo giunse a Muro Lucano e ridisegnò le fattezze del castello realizzando il ponte levatoio e le due torri. I nuovi spazi accolsero il matrimonio tra sua nipote Beatrice e Ferdinando Orsini, duca di Gravina.


Giovanna D'Angiò


È questo l'inizio dell'età orsina che da Ferdinando attraverserà il tempo e si concluderà solo nel 1806, con l'abolizione dei diritti feudali.   

La famiglia Orsini intervenne più volte con opere di marketing e nuove modifiche all'originario progetto. Furono diverse le ferite subite dal castello nel corso dei secoli. La più dolorosa risale al 1694, quando un fortissimo terremoto danneggiò in modo importante la costruzione. 

Più tardi, nel 1830 Bernualdo III vendette il castello a Francesco Domenico Lordi. Il sisma del 1980 colpì ancora la struttura. Solo gli Anni Ottanta e gli Anni Novanta segnarono la ricostruzione: le murature, i locali delle scuderie, le stanze e gli ampi ambienti interni si ricomposero riconquistando il cielo e ritrovando il profilo medioevale del progetto originario.

Oggi il Castello è la corona lucente della città.


Dalle arcate armoniche della torre costruita accanto all'ingresso affida al tempo i racconti di un popolo fiero e una corrispondenza di versi che Muro e ogni murese ricambiano con enfasi poetica.